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Tette per la scienza, il blog è una provocazione

Pier Luigi Pisa

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Nei giorni in cui si festeggia la nomina dell’italiana Fabiola Gianotti, prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice del Cern di Ginevra, su Twitter e Facebook circola un blog che apparentemente (di seguito spiegheremo il perché) offende e sminuisce le donne. Si chiama “Tette per la scienza” e la sua missione è molto “semplice”: diffondere nozioni scientifiche utilizzando generose scollature per attirare l’attenzione dei “lettori”.

“Dove non può la ragione, possono le puppe”: è questo il comandamento del blog (o tumblr, chiamatelo come volete). E se pensate che lo abbia ideato un uomo, vi sbagliate. Dietro le foto “spinte” con cartelli degni di Trivial Pursuit acclusi, infatti, c’è una donna. Si chiama Lara, ha 30 anni e l’ha intervistata Wired. Si scopre, così, che la ragazza è una paleoantropologa, è appassionata di scienze e comunicazione e, soprattuttto, ha fiuto per il web marketing. Mettete insieme tutte queste cose e capirete che il suo blog pieno di push-up è, al tempo stesso, una provocazione e un’operazione alla ricerca di pubblicità.

“Il punto è: certi messaggi non riescono proprio a passare, c’è bisogno di qualcosa che attiri l’attenzione” sostiene Lara. E così la ragazza ha individuato temi cari alla comunità scientifica, che però non riescono ad arrivare al grande pubblico, e ha chiesto aiuto a un gruppo di amiche per i suoi scatti. In questo modo si “impara” che “solo lo 0,004% della sperimentazione animale porta a uno studio clinico”. Oppure che “il glutine è innocuo per chiunque non sia ciliaco o intollerante”. Non proprio verità sconvolgenti, diciamocelo, ma quanto basta per chi è a digiuno di tali argomenti.

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zoom

All’autrice del blog, insomma, interessa che passi l’informazione. A qualsiasi costo. Proprio come, durante le ultime primarie del Pd, lo staff di Civati pensò a un’ironica pagina Facebook (ancora in vita) che potesse sotenerlo: “Gattini per Civati”. Anche in quel caso lo scopo era “nobile”: “Pippo Civati: il primo a essersi candidato alla Segreteria PD, amatissimo dalla base, parla bene ed è pure un bel ragazzo. Nonostante ciò i media mainstream lo ignorano. Solo i gattini possono attrarre l’attenzione che le sue proposte meritano!”. Gli autori della pagina puntavano, questo è chiaro, all’ossessione per i gatti del web. Dove c’è un gattino c’è un clic, e quindi perché non utilizzare questa inevitabile automatismo per promuovere le idee di un politico?

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Ecco, insomma, perché Tette per la scienza offende le donne solo apparentemente. Dietro quelle foto c’è un pensiero, e purtroppo un’amara constatazione: cambia il giornalismo e il modo di fare informazione, ma quello che va per la maggiore risponde ancora alla vecchia “regola” delle tre “S”: sangue, soldi e soprattutto sesso. Ma questo non vuol dire che sia tutto così superficiale. Una donna, proprio sul blog in questione, scrive: “Da un lato la vedo come una sarcastica constatazione del fenomeno della mercificazione del corpo femminile a cui si allude, ma dall’altro lo stesso oggetto di violenti attacchi si trasforma sfacciatamente in mezzo intelligente di propagazione di cultura. Ci vuole molto cervello per fare questo… e anche a capirlo. Le tette aiutano, senza dubbio”. E voi, cosa ne pensate?


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