Apple collasserà sotto il peso del suo stesso successo, schiacciata dall’incapacità di innovare e di creare grandi prodotti?
Nella celebre “intervista perduta” registrata nel 1995 e riportata alla luce nel 2012, Steve Jobs, fondatore di Apple scomparso tre anni fa, analizza i fattori che portano al disastro le aziende di maggior successo. Un’analisi che oggi, a distanza di quasi 20 anni, molti vedono come una profezia di quello che sta accadendo proprio ad Apple.
Nei 100 secondi di questo estratto, Jobs prende le mosse da John Sculley, l’amministratore delegato che lo estromise dalla Apple. “John veniva dalla Pepsi, e lì fare un nuovo prodotto significa al massimo cambiare ogni dieci anni la forma della bottiglia”, dice Jobs. “Quindi lì chi si occupa di prodotto non può influenzare il successo della compagnia, e allora a comandare sono quelli che si occupano di marketing e vendite. Questo va bene per la Pepsi. Ma”, si chiede Jobs, “può funzionare nell’industria della tecnologia?”.
“Quando una compagnia tecnologica è in una posizione di monopolio, l’unico modo che trova per aumentare il suo successo è affidarsi a chi si occupa di marketing e vendite, emarginando le persone di prodotto ed escludendole dalla stanza dei bottoni”, argomenta Jobs. “In questo modo le aziende in posizione di monopolio dimenticano come si creano grandi prodotti. E’ come se il genio che le ha condotte fin lì venisse scacciato da persone che non hanno idea di cosa sia un buon prodotto e un cattivo prodotto. Non hanno idea delle capacità artigianali che servono per trasformare una buona idea in un grande prodotto. Non hanno nessuna percezione dei desideri dei consumatori. E’ quello che è accaduto alla Xerox. Quelli del Parc (il laboratorio di innovazione della Xerox, ndr.) chiamavano quelli della Xerox ‘teste di toner'”.
Nel 1995, Jobs si riferiva a Ibm e Xerox, le compagnie che avevano avuto il monopolio nell’industria dei computer e in quella delle fotocopiatrici e che a metà degli anni Novanta mostravano i segni di una profonda crisi. Ma ora, molti vedono nelle sue parole una profezia del destino di Apple, incapace di innovazioni dirompenti ma solo di “miglioramenti” dopo l’introduzione di iPhone e iPad.
Ma secondo autorevoli analisti, in realtà, l’attuale problema di Apple sarebbe proprio l’eredità di Steve Jobs, che avrebbe lasciato il suo successore Tim Cook in un mare di guai.
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